Seemap
Portale night & day sicilianoArchivio per Uncategorized
Chi dice donna…
Quella che oggi si celebra come “festa della donna” ufficialmente da un secolo è la “Giornata Internazionale della Donna”, nata nel mondo occidentale per le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne. Perché l’8 marzo? Due sono le correnti di pensiero, una che da seguito a una leggenda diffusa negli anni ’50 fra i circoli comunisti francesi, secondo cui alcune operaie di fabbriche tessili e di confezioni che conducevano proteste contro le precarie condizioni di lavoro e i bassi salari, proprio il giorno 8 marzo del 1857 a New York, furono attaccate e disperse dalla polizia. L’altra riconduce la celebrazione a quell’8 marzo 1911 in cui avvenne l’incendio della fabbrica Triangle di New York, in cui morirono 146 persone, molte immigrate e di origine italiana.
Seemap coglie l’occasione per rendere omaggio a chi ha segnato l’evoluzione del’900, con le luci e le ombre dell’essere semplicemente ma straordinariamente donna.
Cominciamo con le tre donne più importanti del secolo scorso, che da un’indagine del web magazine “Quinews.it” , sono Rita Levi Montalcini, Maria Montessori e Oriana Fallaci. La prima, ad un mese dallo spegnere cento candeline, per la sua «intelligenza», il suo essere donna «semplice», «non presuntuosa» e «per nulla saccente». Maria Montessori, per aver «segnato» la psicologia e la pedagogia, italiana e non solo, per essere stata la «prima» e più «importante artefice» dei «metodi per il recupero dei soggetti portatori di handicap» e la «prima» donna «laureata» in medicina. Infine la «grande» scrittrice e giornalista Oriana Fallaci, per la «caparbietà», «l’intelligenza» e per le «decise», anche se «non del tutto condivise» battaglie «contro l’Islam».
E a conferma di quel “bella e brava” spesso rivolto alla donna, ecco che la “Harpers & Queen”, qualche tempo fa ha pensato di riunire immagini che ritraggono le 100 donne più belle del’900,perché ogni epoca ha portato con sé ideali diversi di bellezza trovando sempre le sue icone, divenute intramontabili.
Anni Trenta, il glamour sofisticato di Greta Garbo
Anni quaranta, sensualità e fascino sfrontato di Lauren Bacall
Anni cinquanta, semplicemente Marilyn
Anni Sessanta, la diva Brigitte Bardot
Anni Settanta, il trionfo della bellezza “imperfetta” di Barbra Streisand
Anni Ottanta, semplice e aristocratica è Lady D
Anni novanta, la top delle top Cindy Crawford
Oggi, la principessa Rania di Giordania



![]()
Dalla Sicilia con…”Sincerità”
Dopo Fiorello e Mario Venuti, la Sicilia da quest’anno vanta un altro fiore all’occhiello sul palco di Sanremo e non parliamo di voce ma di parole. Si chiama Giuseppe Anastasi ed è l’autore di “Sincerità”, canzone 1^ classificata al Festival sezione “Giovane proposte”, cantata dalla bravissima Arisa. Si tratta proprio di quel motivetto dolce e leggero che ormai canticchiamo da una settimana e che grazie al connubio perfetto tra esperienza e originalità è già un tormentone. Così i siciliani hanno un motivo in più per essere orgogliosi dei propri conterranei che, nonostante trovino puntualmente e inevitabilmente fortuna altrove, portano con sé l’imprint dell’isolano, ambizioso, di talento e creativo. Proprio come Peppe Anastasi, il giovane cantautore che oggi insegna “alla corte del re Mogol”, presso il Cet – centro europeo toscolonano – e che da sempre scrive brani sui sentimenti e gli ideali in modo dolce e pertinente, mai scontato. I critici anche quest’ano hanno detto la loro, non sempre tutti a favore, ma d’altronde che critici sarebbero, certo è che la coppia Arisa/Anastasi, o sarebbe meglio dire Rosalba e Peppe che condividono lavoro e vita, si è rivelata vincente agli occhi dei più, una sincerità interpretativa e umana perfettamente aderente al testo del brano. A tal proposito che dire dell’amore leggero e spensierato, neanche così distante da noi? È l’amore sognato, specie se è cantato da una voce e da un personaggio come Arisa, al secolo Rosalba Pippa, ventiseienne che si è fatta da sé e che per non sentire la mancanza della famiglia ha pensato bene di creare un nome d’arte che fosse l’insieme delle iniziali di mamma, papà e delle due sorelle. Una giovanissima dalle idee chiare, già consapevole di rappresentare un modello per molti giovani talenti e anche molto molto simpatica, quando alla domanda: “Cosa temi?” la risposta è : “La squadra del Palermo! Perché il mio fidanzato è tifosissimo dei rosanero, e se non gira bene mi diventa molto, ma molto nervoso. Accetto più volentieri una mia eventuale stecca”. Buona fortuna ad entrambi.
La musica di Giuseppe Anastasi la trovate su www.myspace.com/giuseppeanastasi
Amore amabile follia
Chissà perché tutto quello che ruota attorno all’amore improvvisamente profuma di rosa e prende la forma di un cuore, chissà perché d’improvviso è tutto magia e felicità, sarà perché è San Valentino, e un po’ come accade a Natale che “si è tutti più buoni”, oggi “si è tutti più”. Così, volendo seguire questa tendenza che di vero ha molto ma non tutto, anche Seemap dice la sua pensando all’amore espresso dai miti e dall’arte, dando voce a chi di questa “amabile follia” ne è diventato simbolo…
“Questi ermafroditi erano molto compatti a vedersi, e il dorso e i fianchi formavano un insieme molto arrotondato. Avevano quattro mani, quattro gambe, due volti su un collo perfettamente rotondo, ai due lati dell’unica testa. Avevano quattro orecchie, due organi per la generazione, e il resto come potete immaginare. Si muovevano camminando in posizione eretta, come noi, nel senso che volevano. [...]Così attaccarono gli dèi e quel che narra Omero di Efialte e di Oto, riguarda gli uomini di quei tempi: tentarono di dar la scalata al cielo, per combattere gli dèi. Allora Zeus e gli altri dèi si domandarono quale partito prendere [...] Detto questo, si mise a tagliare gli uomini in due, come si tagliano le sorbe per conservarle, o come si taglia un uovo con un filo. [...] E così evidentemente sin da quei tempi lontani in noi uomini è innato il desiderio d’amore gli uni per gli altri, per riformare l’unità della nostra antica natura, facendo di due esseri uno solo: così potrà guarire la natura dell’uomo. Dunque ciascuno di noi è una frazione dell’essere umano completo originario. [...]Queste persone – ma lo stesso, per la verità, possiamo dire di chiunque – quando incontrano l’altra metà di se stesse da cui sono state separate, allora sono prese da una straordinaria emozione, colpite dal sentimento di amicizia che provano, dall’affinità con l’altra persona, se ne innamorano e non sanno più vivere senza di lei – per così dire – nemmeno un istante. E queste persone che passano la loro vita gli uni accanto agli altri non saprebbero nemmeno dirti cosa s’aspettano l’uno dall’altro. Non è possibile pensare che si tratti solo delle gioie dell’amore: non possiamo immaginare che l’attrazione sessuale sia la sola ragione della loro felicità e la sola forza che li spinge a vivere fianco a fianco. C’è qualcos’altro: evidentemente la loro anima cerca nell’altro qualcosa che non sa esprimere, ma che intuisce con immediatezza. [...] (Platone, Simposio)
E chissà quanti di noi oggi vivono inconsapevolmente, nella felicità di aver trovato “la sua metà” e nell’inquietudine di stare ancora cercando, o peggio che la sua sia in realtà la perfetta metà di un altro. E poi c’è l’amore impossibile che trova appagamento nella realtà altra del mito di Apollo e Dafne, divinità e vita terrena, perfezione e imperfezione insieme. Tutto frutto di una beffa operata proprio dal dio dell’amore, Cupido, che per vendicarsi di Apollo lo colpisce con una freccia d’oro che lo fa innamorare alla follia della ninfa Dafne, a sua volta colpita da una freccia di piombo che faceva rifuggire l’amore. Lei fugge, lui la insegue, lei giunge sulla riva di un fiume, è trasformata in un albero d’alloro, ed è salva. E lui ormai impotente non può che fare un ultimo gesto d’amore, rendendola sempreverde, considerandola a lui sacra e rappresentando un segno di gloria da porre sul capo dei migliori fra gli uomini.
Infine per i meno informati la leggenda che lega il martire San Valentino agli innamorati racconta che a Roma, nel 270 D. C il vescovo Valentino di Interamna, (oggi Terni), amico dei giovani amanti, fu invitato dall’imperatore pazzo Claudio II e questi tentò di persuaderlo ad interrompere questa strana iniziativa e di convertirsi nuovamente al paganesimo. San Valentino, con dignità, rifiutò di rinunciare alla sua fede e, imprudentemente, tentò di convertire Claudio II al Cristianesimo. Il 24 febbraio, 270, San Valentino fu lapidato e poi decapitato. La storia inoltre sostiene che mentre Valentino era in prigione in attesa dell’esecuzione, sia “caduto” nell’amore con la figlia cieca del guardiano, Asterius, e che con la sua fede avesse ridato miracolosamente la vista alla fanciulla e che, in seguito, le avesse firmato il seguente messaggio d’addio: “dal vostro Valentino,” una frase che visse lungamente anche dopo la morte del suo autore.
“Ti indicherò un filtro amoroso senza veleni, senza erbe, senza formule magiche: se vuoiessere amato, ama”.
Seneca
BENVENUTO 2009
Avete già compiuto il primo rito scaramantico dell’anno? Dovete sapere che la sera del 31 dicembre si è soliti raggruppare tutti i calendari di casa, avvolgerli in lana rossa e bruciarli la mattina dell’indomani, primo dell’anno, pronunciando “anno vecchio brucia qua e la sfortuna se ne va”. Al di là di ciò che dicano gli scettici, è certo che in molti si affidano a piccole scaramanzie e gesti rituali come questi, nella speranza che l’anno entrante riservi più fortuna del precedente.
E’ bene ricordare che fu Giulio Cesare, nel 46 a.C., a creare il “calendario Giuliano”, stabilendo che l’anno nuovo iniziasse il primo gennaio e che l’1 gennaio i Romani erano soliti invitare a pranzo gli amici e scambiarsi in dono un vaso bianco con miele, datteri e fichi, accompagnati da ramoscelli d’alloro, detti “strenne”: il nome derivava dal fatto che i rametti venivano presi da un boschetto di una via sacra ad una dea di origine sabina apportatrice di fortuna e felicità, Strenia, con uno spazio verde a lei dedicato sul Monte Velia. Il termine latino strena, presagio fortunato, deriva probabilmente proprio dalla dea e la leggenda attribuisce la nascita di questa tradizione a Tazio, re dei Sabini, che per primo avrebbe avuto l’idea del dono. Oggi questa ritualità si è spostata al Natale, e come strenna si usa regalare il vischio, segno di legame fra persone e tenacia di sentimenti.
Ma ciò che è più curioso è che proprio il primo giorno dell’anno per i Romani si lavorava più che mai, volendo consacrare il lavoro, affinchè andasse bene tutto l’anno.
Capodanno giorno di doni e scambio di buoni auguri, tant’è che anche i dolci tutt’oggi assumono una tale valenza, come l’uva passa e le mandorle, ingredienti che per tradizione hanno a che fare con il buon augurio, simbolo la prima del denaro, l’altra del nucleo familiare e della fecondità; e ancora “la carenza”, una specie di pan dolce dove era nascosta una moneta che finiva in premio a chi la trovava nel suo boccone.
Capodanno giorno di bilanci dell’anno appena trascorso e di sogni per quello che verrà, ma anche festa religiosa, in cui ricorre la solennità della Madonna, aspetto spesso ignorato dai più e soppiantato proprio da piccole scaramanzie come il capo d’abbigliamento rosso e l’oggetto vecchio giù dalla finestra o meglio ancora bruciato (come ancora accade nel comprensorio della Valle del Mela in provincia di Messina).
“Per l’uomo religioso delle culture arcaiche, il Mondo si rinnova annualmente; cioè ogni nuovo anno esso ritrova la sua santità originaria, come al momento della sua creazione”. Ed ancora, “Non si tratta soltanto della effettiva cessazione di un determinato intervallo di tempo e dell’inizio di un altro intervallo – come ad esempio può pensare l’uomo moderno- bensì dell’annullamento dell’anno passato e del tempo trascorso” – “con l’Anno Nuovo, nasceva ogni volta un Tempo “nuovo”, “puro” e “santo” in quanto non ancora usato”. Mircea Eliade, “Il sacro e il profano”
Seemap augura Buon 2009!
A Natale siamo tutti più buoni?
Poche righe per un invito, che ha i contorni di un consiglio, saggio, ma pur sempre di un consiglio. Lontano da ogni facile retorica, è evidente come in questo più che in altri periodi dell’anno, è più invogliante fare acquisti, essere più disponibili, insomma siamo tutti più. Sarebbe il caso di esserlo fino in fondo, “comportandoci bene”, come? Con il consumo critico, vale a dire quella scelta consapevole che si fa ogni qual volta si acquistano dei prodotti, portando a selezionare i beni cosiddetti di largo consumo non solo in base al prezzo ed alla qualità, ma anche al comportamento delle imprese che ce li offrono. Il consumo critico propriamente detto sceglie solo beni prodotti e commercializzati nel maggior rispetto possibile dei lavoratori, dell’ambiente e della salute del consumatore.
A Natale siamo tutti più buoni?Dimostriamolo. Si al commercio equo e solidale. No al pizzo.
Seemap, c’è aria di festa!
E luce fu. Non è un evento di portata biblica, ma è certo che per Catania è un evento.
Un dicembre luminoso, caldo e accogliente caratterizza le vie della nostra città, il luccichio e l’aria di festa non sarà passata inosservata neanche ai meno attenti. Un doveroso grazie va ai commercianti delle strade cittadine più movimentate del centro, perché per i catanesi e non solo, quest’anno è finalmente – di nuovo – Natale …dopo il bianco-nero del recente passato. Non sarà la soluzione ma è certamente un dono che renderà più piacevole passeggiare e, perché no, più leggero e invogliante fare acquisti, dimenticando la crisi! Per riaccendere l’anima di una città che, messa in ginocchio dall’amministrazione, vede i suoi veri protagonisti – i cittadini – rimboccarsi le maniche durante uno dei periodi cruciali dell’anno.
Proviamo da oggi a sbizzarrirci in un ideale percorso natalizio attraverso gli angoli più caratteristici di Catania, risalendo alla tradizione che lega la città al Natale, rispolverando i nostri vecchi addobbi per adornarla con un pezzo della nostra storia, del nostro passato e renderla in una parola…bella!
Ed ecco una “cona”… magico connubio tra passato e presente, valori, credenze e spirito natalizio. Non se ne vedono molte in giro, anche se i siciliani tradizionalisti doc riservano ancora un angolo delle loro case a queste decorazioni. Si tratta infatti di un’immagine sacra “parata”, ossia adornata tutt’intorno con una corona di biancospino intrecciata da limoni, arance e mandarini. L’usanza prevedeva che le famiglie, più o meno abbienti, e i passanti arricchissero la cona con cibo di vario genere come frutta secca e dolci, e che durante le festività tutto il commestibile venisse mangiato…c’è niente che vi suoni familiare? … si mangiavano una cona! Modo di dire che resistendo al passare dei secoli è oggi tipico del catanese moderno!
Se ne dovrebbero vedere di più in giro, perché la loro semplice presenza sarebbe molto più manifesta ed eloquente di tante decorazioni e messaggi natalizi in lingua straniera!
E l’ideale passeggiata natalizia di Seemap non può certo trascurare l’aspetto gastronomico del Natale, ormai prepotentemente in primo piano da parecchi anni, tanto da associare fin troppo facilmente il Natale all’abbuffata, e intendiamoci, non solo a Catania.
Mai come in questi giorni le nostre tavole verranno imbandite con piatti unici e caratteristici.
La qualità e la quantità è tale che per una volta vogliamo cominciare dal cuore della tradizione…i dolci natalizi siciliani. Pistacchi, noci, mandorle e miele, zucchero, ricotta, pinoli e bucce d’arancia candite sembrano i membri di un’orchestra che suona all’unisono per il palato…sentiamoli suonare…

spazio al “guccidatu” (il buccellato), l’immancabile ciambellone natalizio ripieno di conserva con l’uva passa, i fichi secchi tritati, le nocciole e le mandorle pelate e tritate, la buccia d’arancia candita a dadini, le noci spellate e tritate grossolanamente ed il chiodo di garofano tritato finemente. E adesso è il turno dei mustazzòli fatti con farina, scorza di arancia tritata, miele a volontà ed un uovo. L’assolo spetta di certo allo scàcciu, il classico cesto pieno di frutta secca che la fa da padrone sulle tavole del siciliano,proprio perché un piatto augurale.
E adesso…intervallo. Concedetevi una dolce pausa natalizia.
“Si Fa Per Dire”: domenica 26 ottobre
Gli uomini discutono, la natura agisce (Voltaire)
Natura incomprensibile,non fa mai nulla invano. Forse sarebbe meglio perdere meno tempo in pensieri e chiacchere.
Seemap, un’idea di successo al “Ristora Sicilia”
Seemap e “il successo delle idee”, un binomio vincente. Ne è la prova la sua presenza alla quattro giorni di “RHS” (Ristora Hotel Sicilia) – conclusasi il 21 ottobre con ottimi riscontri di pubblico – che offrendo in modo elegante e innovativo un ampio spazio alla ristorazione a 360 gradi, ha anche riconosciuto l’importanza di essere sempre all’avanguardia.
Lo stand di SEEMAP, con successo ha dimostrato che “Se guardi, trovi”: un filo visivo diretto tra la città e il mondo offre l’opportunità di trovare ciò che si cerca esattamente come si fa nella vita quotidiana e cioè vedendo. Seemap è sotto gli occhi di tutti, ed è l’occhio per eccellenza sulle tante sfaccettature che rendono Catania e la Sicilia uniche al mondo. Un viaggio trasversale al passo coi tempi che guarda alla tradizione, attraversando il mare e la montagna fino ad arrivare all’innovazione, e alla voglia di migliorarsi.
Una vera e propria lente d’ingrandimento formato web.
“Si Fa Per Dire”: sabato 25 ottobre
Tutti siamo d’una stoffa nella quale la prima piega non scompare mai più (Massimo D’Azeglio)
Sembra che i primi mattoncini postialla base della nostra esistenza siano i più importanti: niente più dell’educazione, del primo contesto di vita, delle persone che vediamo per la prima volta, è più influente.
Dunque, occhio alle false pieghe.

