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Archivio per Il Ricettario di Seemap

Il Carnevale si festeggia anche a tavola

frappe1Coriandoli, colori, fantasia e realtà da ieri hanno la meglio qui a Catania… “Chi vuol esser lieto, sia di doman non c’è certezza”….

A dispetto della “dieta” declamata dal suo nome il Carnevale richiama i più al fasto culinario, tant’è che forse mai come nella settimana carnevalesca si fa ampio consumo di sughi di carne e di pietanze elaborate,eccone solo alcuni:i “cinque buchi” al ragù,l’antico “minestrone del giovedì grasso” preparato nella Contea di Modica (prevede di unire non solo le classiche verdure come le patate, le fave secche sgusciate, una cipolla, prezzemolo, sale e pepe, ma anche il lardo di maiale privato di cotenna e tagliato a cubetti),  e poi ci sono i dolci! Dalle “teste di Turco” (frittelle dolci ripiene di crema ed uva passa di Modica) alla meno elaborata ” ‘mpagnuccata” e alle celeberrime frappe, meglio note come chiacchere.

Con queste due ricette, Seemap vi augura buon Carnevale e buon appetito…

LE CHIACCHERE

Per l’impasto occorrono 250 gr. di farina, 2 uova, 1 noce di burro, 1/2 cucchiaio di zucchero, sale, olio d’oliva per friggere e zucchero a velo.

Questa la Preparazione:predisporre una fontana con la farina e versare il burro fuso, le uova e lo zucchero. Amalgamare gli ingredienti e impastare per una decina di minuti, fino a quando la pasta non è omogenea, liscia ed elastica. Formare una palla e lasciar riposare, coperta, per circa un’ora.
Successivamente, dividere la pasta in due o tre parti e stenderla ad uno spessore di 2 o 3 millimetri. Con una rotella dentata tagliare la pasta a liste irregolari, oppure a grandi rettangoli con due incisioni parallele, o ancora in strisce da annodare morbidamente.

Friggere immergendoli rapidamente in abbondante olio bollente e lasciar scolare e asciugare su fogli di carta assorbente. Una volta tiepidi spolverare con lo zucchero a velo. E se volete potete aggiungere due cucchiai di Marsala e polvere di chiodi di garofano.



5-buvhi1E a Catania non c’è Carnevale senza pasta ai cinque buchi al ragù e salsiccia, eccovi la ricetta:

Ingredienti: 500 gr. di pasta cinque buchi, 1 kg. di salsiccia grossa, 400 gr. di cotenna di maiale, 500 gr. di puntine di maiale, 1 lt. di passata di pomodoro, 1 cipolla media, sale, pepe, olio.

Preparazione: in una casseruola abbastanza capiente fate rosolare la cipolla con 3 cucchiai d’olio. Aggiungetevi la carne, la cotenna e amalgamate bene il tutto; cuocete a fuoco vivo per qualche minuto. Unitevi la passata e cuocete a fuoco basso per almeno 1 ora e mezza. Condite la pasta con il sugo. Servite pasta e carne insieme.

Una calza tutta siciliana!

Perché non creare una calza nostrana, ricca di dolci buoni, tradizionali e della nostra Sicilia?
Ecco alcune idee:
U Meli dû-Bbamminu, pane col miele. “Cc’è-mmeli…!”è un’antica esclamazione legata alla tradizione natalizia che annunciava “a nascita dû Bbammineddu” e poi utilizzata per la venuta al mondo di un neonato. Il miele e il mosto erano gli ingredienti base per preparare alcuni tradizionali dolci denominati meli, termine che indica diversi tipi di “cosaruci” ottenuti facendo rapprendere sulla fiamma – fino a raggiungere la consistenza della mostarda – succo d’uva o di fichi d’India. Edè da questa usanza di che nasce il detto dialettale: «Sgarrari la cotta di lu meli d’apa» cioè non azzeccarne una!
I Stidduzz’i Natali, dolcetti di mandorla o pasta frolla, a forma di piccola stella.
Li Ferri vecchi, dolci di cioccolato a forma di tenaglie, martelli, chiavi, cardini, chiodi o altri oggetti in ferro, preparati fondendo il cioccolato, lavorandolo con burro di cacao e poi versandolo entro stampi che impartiscono la caratteristica forma di ferru vecchiu.
U carvun’i-zzuccaru, un dolce a base di zucchero e aromi che, nell’immaginazione popolare, a vecchia strina, portava in dono ai bambini.
L’immancabile Turruni iàncu o nìuru!
A Frutta Marturana, colorata e invitante, denominata così perché originariamente confezionata dalle monache di clausura del Convento della Martorana di Palermo.

La Cuccìa di Santa Lucia

Quando dici 13 dicembre dici Santa Lucia e dici cuccìa!
Sarà bene trovare il bandolo della matassa risalendo al 1646, durante la dominazione spagnola, Siracusa fu colpita da una grave carestia. Era proprio il 13 dicembre quando arrivò una nave carica di frumento che rappresentando la salvezza per la popolazione fu subito declamato come un miracolo di S.Lucia. Si narra che dalla tanta fame, la gente mangiò quel grano semplicemente bollito, non volendo neanche aspettare di macinarlo per
impastare il pane.
Ed è da quel momento che il 13 dicembre di ogni anno, in molte parti della Sicilia,prima fra tutte il capoluogo, si celebra il miracolo di Santa Lucia mangiando la cuccìa, ossia il grano lesso…e solo quello, evitando pane e prodotti
ottenuti dalla macinazione del grano.
In questa usanza c’è un po’ l’anima della nostra Sicilia, la storia, la gente, la religione la leggenda e soprattutto la condivisione.
cuccia

Naturalmente Seemap nel rispetto della tradizione vi da la ricetta della cuccìa:
Per 4 persone occorrono:
INGREDIENTI
500 gr di grano;
120 gr di amido;
1 litro e 1/2 di latte;
200 gr di zucchero;
1 kg e 500 gr di ricotta fresca;
50 gr di zuccata;
200 grammi di cioccolato amaro;
un vasetto di ciliegie sciroppate.
PREPARAZIONE
Mettere il grano a mollo dentro una pentola con acqua per circa tre giorni, e poi scolarlo.
Sciogliere l’amido nel latte freddo aggiungendo la scorza di limone.
Mettere in un recipiente il latte con l’amido e fare cuocere a fuoco bassissimo mescolando di tanto in tanto.
Appena diventa cremoso, spegnere ed aggiungere il grano, mescolando il tutto.
Fare raffreddare ed unire il cioccolato e la zuccata tagliati a pezzetti. Servire in tavola.
La Cuccia si può preparare anche con la ricotta che dovrà essere passata al setaccio mescolandola con lo zucchero.
Appena sarà cremosa, aggiungere il cioccolato spezzettato e la zuccata, unendo anche il grano. Guarnire con delle ciliege sciroppate. In questo caso, i tempi di preparazione sono un pò più lunghi.

Auguri a tutte le Lucie e Buona cuccìa!

Il Ricettario di Seemap…in dialetto

Sicilia a tavolaIl ricettario tipico siciliano è come un viaggio attraverso la storia dell’Isola, piatti di origine greca, araba, spagnola e di altre civiltà mediterranee, popoli che hanno lasciato la propria traccia nella gastronomia locale e che hanno reso la cucina siciliana tra le più imitate e acclamate d’Italia.
Come non pensare ai padri Greci, che oltre a promuovere l’arte e la scienza hanno portato i cibi più caratteristici della loro terra d’origine: le olive, la ricotta salata e soprattutto l’agnello alla brace. E i Romani con il maccu, fave in purea insaporite con erbe aromatiche, sulla pasta o con una semplice fetta di pane; le seppie ripiene; le cipolle al forno, la pasta con il “riquagghiu”, un condimento di uova sbattute, prezzemolo e formaggio che richiama la ‘carbonara’ romana. E gli Arabi? Tra gli ingredienti di base da loro introdotti nell’isola il riso, lo zucchero, le spezie e le mandorle e naturalmente il “cuscusu”, una zuppa di pesce tipica di Trapani a base di farina di semola,una ricetta complessa che però risulta molto facile alle massaie del luogo. Anche i due dolci più famosi dell’Isola portano la firma araba: la celeberrima cassata siciliana ed il sorbetto, nato dall’unione della neve che ricopre l’Etna con i profumatissimi agrumi siciliani. E ancora francesi, spagnoli a cui siamo debitori della cioccolata!
Questo è solo un “assaggio” del percorso storico e culinario che Seemap offre a voi visitatori…e adesso…proviamo a cucinare,ma come si faceva una volta..e nella lingua di una volta…
RICETTA: Pasta all’agghiu e uogghiu

Ntre un murtarieddu pistati quattru spicchia d’agli,’na cucchiaredda di pitrusinu tritatu, ‘nu pipi russu, allungamulu ccu ‘ nu bicchieri di uogghiu virgini d’ulivo. Faciti cociri 800 gr di spachetti ‘ngriddi ‘ngriddi e ‘ntr ‘nu piattu ranni di crita, mintiti pasta e sarsa. Arriminati assaà, quantu la sarsa si sparti beni beni. Sirviti di cursa!
E per i meno siciliani…Pasta aglio e olio
Pestate in un mortaio 4 spicchi d’aglio, un cucchiaio di prezzemolo tritato, un peperoncino rosso, diluendo con un bicchieri di olio vergine d’oliva. Cuocete al dente 800 gr di sapghetti e in un grande piatto di ceramica versate pasta e salsa.Mescolate bene in modo che la salsa si distribuisca. E spicciatevi!!!

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